432 Hz — Annamaya kosha: il corpo come tempio
Ciao, buon inizio di Maggio. 🌸 Come stai? Spero che questa primavera ti stia accogliendo con i suoi colori, i suoi profumi e quel senso di rinascita che solo maggio sa portare. Eccoci qui, come all’i

Ciao,
buon inizio di Maggio. 🌸
Come stai?
Spero che questa primavera ti stia accogliendo con i suoi colori, i suoi profumi e quel senso di rinascita che solo maggio sa portare.
Eccoci qui, come all’inizio di ogni mese, pronti a esplorare insieme un nuovo tema attraverso il nostro appuntamento con questa newsletter. ☺️
Ma prima di entrare nel cuore dell’argomento, lascia che ti spieghi il significato del nome di questa newsletter…
Sappi che tutto vibra e ha origine da una vibrazione e questo succede perché tutto è energia: l’intero universo è fatto di energia e nulla al suo interno fa eccezione.
Tra le infinite frequenze, prendiamo nello specifico la frequenza 432 Hz: è quella a cui vibra il nostro pianeta e che ci permette di entrare in risonanza con il suo cuore, con la natura e gli elementi (non è un caso che la musica a 432 Hz sia perfetta per attività come la meditazione, la visualizzazione e la pratica in generale!).
Noi umani siamo parte della natura e ne beneficiamo sia fisicamente che spiritualmente quando siamo strettamente connessi con essa; ecco perché entrare in risonanza con questa frequenza porta più armonia ed equilibrio nella vita.
Ma ora torniamo al nostro tema del mese! ✨
Oggi parliamo di Annamaya kosha: il primo dei cinque involucri di cui, secondo la tradizione yogica, è composto l’essere umano.
È il corpo fisico. Il punto da cui inizia ogni pratica.
Ma partiamo dall’inizio…
Nella filosofia yogica esiste una visione affascinante dell’essere umano. Non siamo fatti di un solo “strato”, ma di cinque dimensioni sovrapposte, chiamate Pancha Maya Kosha:
- Pancha significa cinque
- Maya significa “composto da”
- Kosha significa involucro, dimensione
Cinque involucri, uno dentro l’altro, come una matrioska.
A partire dal corpo fisico, lo strato più esterno e denso, ci si sposta progressivamente verso il centro, dove si trova la nostra coscienza più profonda:
- Annamaya kosha — il corpo materiale, fatto di cibo
- Pranamaya kosha — il corpo energetico, fatto di prana e respiro
- Manomaya kosha — il corpo mentale, fatto di pensieri ed emozioni
- Vijnanamaya kosha — il corpo della saggezza e dell’intuizione
- Anandamaya kosha — il corpo della beatitudine
E indovina da dove inizia il viaggio di scoperta del Sè, della nostra parte più profonda?
Da Annamaya kosha.
Dal corpo. Dalla pelle. Dai muscoli, dalle ossa. Dal respiro che lo attraversa.
Anna: il cibo, la terra, il ritorno
“Annamaya” significa letteralmente “fatto di cibo”. Anna, il cibo, è ciò di cui siamo fatti.
Questo corpo è fatto di ciò che la terra ci offre: il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo. E un giorno tornerà alla terra, diventando nutrimento per altre forme di vita.
Vista così, è una prospettiva bellissima.
Il corpo non è qualcosa che possediamo, ma parte di un ciclo più grande di cui facciamo parte: siamo natura, anche quando ce ne dimentichiamo.
Eppure, quante volte lo trattiamo come un peso da gestire? Una macchina da spingere? Un nemico da combattere?
Il corpo come strumento di consapevolezza
Nella tradizione yogica (ma non solo) il corpo è il tempio in cui abita il Sé.
Ospita tutto ciò che siamo. I pensieri, le emozioni, l’intuizione, l’anima. Senza il corpo non potremmo fare esperienza di nulla. Non potremmo amare, creare, sentire.
Anche per questo la pratica dello yoga inizia sempre da qui. Dal corpo. Dalle asana. Dal respiro.
Il corpo è la porta d’ingresso al viaggio interiore. Ma, se ignorato o trascurato, può anche diventare un ostacolo.
Lo dicono gli antichi testi: il corpo “ci permette di andare verso l’interno, se non diventa un ostacolo durante il tempo che dedichiamo all’introspezione”.
Cosa significa questo, in pratica?
Significa che un corpo rigido, contratto, esausto, ignorato per anni, fa fatica a essere quel ponte.
La mente non riesce a calmarsi se la schiena fa male. Il respiro non si allarga se le costole sono compresse.
L’intuizione non emerge se il sistema nervoso vive in costante allarme.
Per questo prendersi cura del corpo non è vanità, e non ha nemmeno un fine.
È semplicemente un gesto di consapevolezza. È rendere abitabile la sala d’ingresso, perché l’anima possa attraversarla.
4 modi per onorare Annamaya kosha
Vediamo nella pratica come fare a prendercene cura.
- Nutri — Mangia con presenza
Come dicevamo prima, annamaya significa “fatto di cibo”, quindi quello che mangi diventa letteralmente il tessuto del tuo corpo.
Prova, anche solo per un pasto al giorno, a mangiare senza distrazioni. Niente telefono, niente tv. Solo tu, il cibo, i sapori, le consistenze.
Non serve cambiare dieta da un giorno all’altro. A volte basta cambiare il modo in cui mangi.
- Muovi — Pratica per sentirti, non per cambiare aspetto
Quando sali sul tappetino, non stai cercando di “raggiungere” un’asana. Stai esplorando la tua casa.
Ogni postura è un modo per visitare una stanza diversa: i fianchi che chiedono apertura, la schiena che vuole spazio, le spalle che hanno trattenuto qualcosa a lungo.
Al corpo non serve perfezione. Chiede attenzione.
- Ascolta — Body scan ogni giorno
Bastano 5 minuti. Sdraiati, chiudi gli occhi e porta l’attenzione, una parte alla volta, dai piedi alla testa.
Non cercare di cambiare nulla di ciò che incontri lungo questa esplorazione. Solo osserva.
Ti accorgerai di tensioni che non sapevi di avere. E proprio nel momento in cui le riconosci, qualcosa inizia a sciogliersi.
- Riposa — Anche il riposo è pratica
Viviamo in una cultura che celebra il fare, ma il corpo si rigenera nel riposo.
Dormire bene, fare pause durante il giorno, concedersi di stare in Savasana, sdraiati senza fare nulla, a fine pratica non è perdere tempo.
È onorare il proprio tempio.
E uno dei modi per prendersi cura di questo tempio è proprio lo yoga. Tornare al corpo, regolarmente, con presenza.
Non solo come idea, ma come esperienza concreta.
Voglio chiudere questa newsletter con qualcosa che mi accompagna da quando ho iniziato a praticare yoga.
All’inizio del mio percorso, anche io vedevo il corpo come uno strumento da plasmare. Ero un’atleta, abituata a spingere, a superare i limiti, a chiedere sempre di più.
Il mio corpo era diventato un’ossessione prima ancora di diventare una porta.
Lo yoga mi ha insegnato qualcosa di rivoluzionario: il corpo non è un mezzo per la conquista. Il corpo semplicemente si abita.
E quando inizi ad abitarlo davvero — con gentilezza, ascolto, presenza — succede qualcosa di magico.
Le tensioni si sciolgono. La mente si calma. Il respiro diventa profondo. E sotto tutti gli strati, inizi a sentire una pace che era lì da sempre, solo coperta dal rumore.
Non è la perfezione di un’asana che apre la porta del tempio. È la qualità della tua presenza.
C’è un proverbio cinese che amo molto:
“Abbi cura del tuo corpo affinché la tua anima voglia abitarlo.”
Maggio è il mese perfetto per ricordarcelo. La natura sta esplodendo di vita, i corpi si svegliano dopo il letargo invernale, l’energia torna a fluire.
È il momento giusto per tornare a casa. Nel tuo tempio.
Prima di salutarti, ecco il mantra che ti accompagnerà in queste settimane:
“Il mio corpo è un tempio. Lo abito con presenza, gratitudine e amore.”
Prima di andare, metti alla prova ciò che hai imparato con questo breve quiz:
https://yogaacademy.it/quiz-del-mese-annamaya-kosha-il-corpo-come-tempio/
Ti auguro uno splendido maggio,
Denise
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